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Ortsbild des Monats Januar 2008: Ligornetto TI

Das Ortsbild des Monats Januar ist eine gekürzte Version der italienischsprachigen Aufnahme aus der ISOS-Publikation Tessin Band 1, Mendrisiotto, die seit Februar 2007 im Handel ist.

Ligornetto, Cantone Ticino, villaggio d'importanza nazionale

Ligornetto TI, Foto aerea 1992Ligornetto TI, Carta Siegfried 1894Ligornetto TI, Carta nazionale 2001Una cornice in pendio a prati e a vignaLe espansioni dei secoli XIX e XXIl nucleo principale, il triangolo come nota spaziale dominanteLo sviluppo ottocentesco e il confronto con la situazione attualeIl nucleo principale, il triangolo come nota spaziale dominanteIl nucleo principale, il triangolo come nota spaziale dominanteIl nucleo principale, il triangolo come nota spaziale dominanteIl nucleo principale, il triangolo come nota spaziale dominanteIl nucleo principale, il triangolo come nota spaziale dominanteLe espansioni dei secoli XIX e XXLo sviluppo ottocentesco e il confronto con la situazione attualeLo sviluppo ottocentesco e il confronto con la situazione attualeLe espansioni dei secoli XIX e XXLe espansioni dei secoli XIX e XXLe espansioni dei secoli XIX e XX


Sviluppo dell'insediamento
Il sito doveva essere abitato già in epoca romana; infatti lungo la strada per Rancate, appena fuori dell'insediamento, dove ove oggi sorge la chiesa di S. Giuseppe, attestata per l'anno 844, vennero rinvenute tombe, monete e arredi funerari di quell'epoca. Pare che vi sorgesse un tempio dedicato a Mercurio. Il nome dell'insediamento appare citato nel 789 come «Logurno», e ancora nei secoli XII e XIII, in elencazioni di beni ivi posseduti da enti ecclesiastici di Como. Nel 1254 è attestato come comune col nome di «Ligorneto», nel 1311 come «Ligurnatio» e nel 1591 come «Ligurneto». In un ruolo di dipendenza da Mendrisio, nel IX secolo faceva parte del Comitato di Seprio; al dissolversi di questo ricadde sotto la giurisdizione di Como e, quindi, di quella di Milano. Dal punto di vista ecclesiastico dipese da Balerna fino al 1557, anno in cui si costituì in parrocchia.c

Dell'edificio dell'attuale parrocchiale di S. Lorenzo si ha notizia già nel 1209; tra 1735 e 1739, l'edificio subì trasformazioni in stile barocco che gli conferirono l'aspetto attuale.

Coltura intensiva dei cereali, della vite, del mais, del tabacco e attività estrattive, rappresentavano le attività dominanti fino a tutto il secolo XIX e, in parte, in quello successivo. Ancora fino ai primi decenni del Novecento aveva notevole rilevanza economica anche l'allevamento del baco da seta. L'emigrazione maschile, perlopiù di muratori e scalpellini, produceva importanti redditi sussidiari, e numerosi furono gli scultori del villaggio che si distinsero soprattutto in Germania e in Boemia, a partire dal secolo XVI. Segni di benessere nel villaggio sono riscontrabili in varie dimore di quei secoli, spesso realizzate con materiali di pregio. L'emigrazione di massa stagionale, in seguito definitiva, si volgeva in gran parte verso la Romandia. Alcuni emigrati, tornando ricchi dopo molti anni, costruirono fuori dal nucleo storico dimore con i caratteri dell'Ottocento e del gusto cittadino portato dai luoghi di emigrazione (> 0.1). Particolare il caso del grande scultore Vincenzo Vela, nativo del villaggio (1820-1871), che con altri compaesani partecipò alle lotte dei Lombardi contro gli Austriaci. Tornato in patria fece edificare una grandiosa dimora con l'atelier di scultura e altre dipendenze. Oggi, la villa e tutte le dipendenze appartengono per lascito testamentario al Comune ed è diventata Museo ospitante molte opere dello scultore.

Lo sviluppo ottocentesco e il confronto con la situazione attuale
L'Ottocento, oltre allo sviluppo del quartiere di ville (> 0.1), ha conosciuto una crescita più modesta lungo strada verso Genestrerio (> 0.2) avviata alla fine del secolo scorso e continuata nei successivi decenni.

La Villa Morgana è stata presa evidentemente come riferimento per una crescita a distanza dal nucleo principale in direzione di Stabio (> 0.3). Nella seconda metà del secolo XX, tale spazio di "rispetto" (> IV) è stato occupato da edifici abitativi sul lato a monte della strada e da un grande edificio delle Poste nel lato a valle. Altri edifici, tra fine Ottocento e inizio Novecento, si sono posti anche lungo la strada per Rancate.

La Carta Siegfried del 1894 mostra più chiaramente di oggi la forma a triangolo del nucleo centrale dell'insediamento. Compare già il complesso della Villa Vela e anche qualcuna delle altre ville dello stesso insieme (> 0.1). Lo stato dei collegamenti appare uguale a quello attuale.

L'emigrazione continuò ancora fino agli anni ‘50 del XX secolo. Oggi dominano le attività industriali che si avvalgono soprattutto della manodopera frontaliera. Nel 1591 Ligornetto contava 230 abitanti, 543 nel 1801 e 936 nel 1920. La crescita della popolazione, dopo la stasi fino agli anni ‘60 - 834 abitanti - è stata progressiva: dai 970 nel 1970, ai 1408 nel 2000. Gli ultimi decenni del sec. XX hanno visto una situazione di relativa stabilità, per quanto riguarda i settori di occupazione, con il dato del settore primario vicino allo zero e quello del terziario oscillante intorno al 70 %.

L'insediamento attuale
L'insediamento si situa ai margini del piano alluvionale del Laveggio, all'estremità inferiore di un basso terrazzo, ai piedi della catena di colline che si estende dal Monte S. Giorgio, oltre Stabio, fino alla frontiera con l'Italia e che fornisce la delimitazione settentrionale della valle. L'edificazione è composta da un nucleo principale (> 1) la cui parte più antica e spazialmente ed architettonicamente più significativa verte su due assi divaricanti a ipsilon verso est, continuazione entro il nucleo dei collegamenti con Rancate e Genestrerio. Ad essi fa riferimento un'edificazione a corte, evoluzione dell'edificazione medievale fino ai secoli XVII-XIX; più recente lo sviluppo di case a corte che con le facciate e i muri definiscono la strada, quasi trasversali agli assi della parte più antica in direzione di Genestrerio; anche all'estremità occidentale del nucleo si ha un contesto, anch'esso posteriore all'edificazione della parte centrale, marcato da una grande dimora signorile che stabilisce, allo stesso tempo, il limite del nucleo principale su quel lato.

Il nucleo principale, il triangolo come nota spaziale dominante
I due rami divaricanti detti del nucleo principale si svolgono su due livelli altimetrici leggermente sfasati, come sottolineano anche le loro denominazioni di «Canton Sura», quello più a nord, e «Canton Sota», l'altro. Decisamente più regolare l'allineamento delle corti nel percorso più a nord, esemplificazione del principio di giustapposizione di elementi equivalenti. Nella schiera si inserisce anche la casa natale di Vincenzo Vela. Abbastanza simili, per il resto, le caratteristiche: fronti murari a tre piani a intonaco liscio, con la ricorrente differenziazione dello zoccolo trattato con intonaco grezzo. Nel loro insieme, le case a corte, pur di epoche diverse, sono leggibili come un continuum architettonico omogeneo grazie, fondamentalmente, all'ininterrotta dominanza della componente funzionale rurale che ha decisamente informato l'edificazione fino agli inizi del secolo XX.

La chiesa, che contribuisce alla definizione del ramo settentrionale con il suo lato lungo, definisce uno spazio intimo trasversale a quello e che da quello si estranea. Allo stesso tempo rappresenta il collegamento diretto tra i due rami nel loro punto di maggiore divaricazione.

Nel contesto di percorsi asfaltati, lo spazio acquisisce valore anche grazie al fondo acciottolato e, in particolare, per la definizione ad opera di una affascinante fronte arcuata antistante la facciata della chiesa. Il vuoto si estranea dai percorsi per mezzo di un allineamento di piantoni sul lato nord e di un dislivello superato da alcuni gradini, sul lato sud.

Le tre piazzette ai vertici dell'isolato a triangolo - due sono sottolineate dalla presenza di un imponente latifoglio - mediano tra i diversi momenti del nucleo che in esse trovano un punto di contatto: l'edilizia strettamente commessa del vicolo principale, data da case a corte, chiuse su tutti i lati o a U, riconducibile a data antichissima - tale arcaicità è chiaramente avvertibile nonostante le evidenti trasformazioni intervenute più tardi - si distingue notevolmente dall'edilizia meno addensata dei quartieri a carattere signorile, che nel XVIII e XIX secolo si sono aggiunti sui margini dell'originario nucleo a est e a ovest. Le case coloniche che accompagnano il tratto stradale più vicino al centro, lungo la strada verso Genestrerio, e tutto il margine sud dell'insediamento costituiscono una struttura a maglie più larghe e fanno supporre che si siano aggiunte nel corso dei secoli XVIII e XIX per soddisfare le accresciute esigenze di spazi abitativi.

Il vuoto a ovest si impone come principale e con maggiore caratterizzazione pubblica rispetto agli altri e in esso si legge, come prevalente, l'impronta di luogo di transizione e mediazione tra parti diverse; il carattere pubblico è riaffermato dalla maggiore e più coerente definizione e dalla presenza nei piani terra di esercizi commerciali. La definizione è data da semplici fronti a due o tre piani, ma sempre con uguale altezza di gronda. Rimane l'apertura data dalla continuità con l'incrocio stradale a ovest e dallo stretto passaggio per un angusto vicolo.

Questo è caratterizzato da forti tratti di arcaicità e dalla maggiore connotazione rurale che hanno gli edifici che lo definiscono in maniera compatta verso l'estremità occidentale.  

Le espansioni dei secoli XIX e XX
Punto cruciale del trapasso dal nucleo principale allo sviluppo ottocentesco di ville (> 0.1) è dato dall'incrocio stradale nobilitato dalla presenza di una statua su una base che riprende le forme della lanterna sovrastante la Villa Vela. Oltre al trapasso di stile e tipo di edifici - da un ambiente rurale di case a corte strettamente connesse si passa a un ambiente di ville in ampi giardini, cinti da muri e inferriate - l'incrocio marca anche un cambiamento altimetrico in corrispondenza dell'inizio dell'andamento in salita verso la Villa Vela. L'incrocio è anche punto di confluenza del collegamento con Stabio. E da esso si ha la possibilità di cogliere la movimentata immagine spaziale del triangolo edilizio e dei due fronti di cui si apprezza il pronunciato divaricare arcuato. La Villa Vela, al sommo di un poggio, circondata da una recinzione imponente, l'atelier, il casino da parco e la monumentale scalinata costituiscono un imponente complesso inserito nel paesaggio naturale.

L'espansione edilizia più tarda, meno omogenea e con emergenze di minore prestigio lungo la strada per Genestrerio (> 0.2), sulla Carta Siegfried è appena accennata.

La Carta riporta solo alcuni edifici rurali in prossimità dell'antico ingresso all'insediamento e un edificio frontale al Municipio, che, ancora oggi, pur con interventi di riattamento non molto felici, si distingue nel contesto di edifici rurali circostanti. Dal canto suo il Municipio, al suo sorgere, circa negli anni ‘20 del secolo XX, veniva a trovarsi esattamente nel punto di congiunzione del tratto stradale ad edilizia più antica con quello ad edilizia più recente e aveva, quindi, per questa sua particolare posizione, funzione legante e di marca di inizio.

Più antichi edifici dello sviluppo a ovest (> 0.3) saranno da ricondursi agli ultimi anni del secolo XIX. Alcuni, in forma di abitazioni borghesi ospitano o ospitavano anche attività artigianali.

Due edifici all'estremità orientale si affrontano in modo da racchiudere uno spazio interno, quasi una corte: una scuola degli anni ‘50 del secolo XX su un lato e un complesso industriale, verosimilmente coevo, che sembra essersi impiantato su una corte artigianale già presente nella prima metà del secolo, sul lato opposto. Un piccolo canale scorre lungo tutto il lato nord ed è superato da passerelle per le case arretrate rispetto alla strada.

Una cornice in pendio a prati e a vigna
Il contesto a vigna e prativo di sfondo all'insediamento (> I e II) rappresenta una preziosa sottolineatura all'edificazione. Una villa sulla cima di un poggio sullo sfondo della fine del secolo XIX circondata da alberi e visibile solo verso sud, sottolineata dall'eccezionale primo piano in pendio a prato e a vigna stabilisce un rapporto ottico fortissimo con la fabbrica dell'insieme a valle. Anche il piano prativo e a vigna in primo piano (> III), libero da edificazioni, per quanto ristretto notevolmente rispetto ad alcuni decenni addietro, riesce ancora a garantire una chiara lettura del margine meridionale dell'insediamento. L'inserimento di edifici abitativi in tali spazi verdi rischia, aumentando di numero, di impoverire notevolmente il rapporto tra edificazione e paesaggio naturale.

Raccomandazioni    

  • Si raccomanda la conservazione integrale in particolare del nucleo principale e di quello di ville con attenzione ai punti di trapasso e di contatto di un nucleo all'altro.
  • Prevedere una risistemazione della piazzetta in accesso al nucleo principale con una maggiore coerenza spaziale e curante la relazione con la chiesa e con la situazione di ingresso, ben sottolineata sul lato opposto da una lunga e preziosa schiera.
  • Una pianificazione di un eventuale ulteriore sviluppo dei tratti lungo strada (> 0.2 e 0.3) potrebbe migliorare la spazialità dei due insiemi e tutelarli da gravi sminuimenti.
  • Verificare la possibilità di restituire alla casa signorile un contesto spaziale meno compromesso dalla presenza dell'edificio delle Poste, eventualmente con schermatura di alberi o altri accorgimenti.

Valutazione

**       Qualità situazionali
***      Qualità spaziali
**        Qualità storico architettoniche
    
     
Ligornetto gode di buone qualità situazionali grazie al porsi dell'edificazione su un basso terrazzo ai piedi di un pendio, ai margini dell'ampio piano alluvionale del Laveggio, un'ampia cornice verde all'edificazione ridotta, però, dalla proliferazione edilizia degli ultimi decenni.

Ottime qualità spaziali si riscontrano soprattutto all'interno del nucleo principale, grazie al sistema viario a triangolo con un ampliamento a piazzetta a ciascun angolo di immissione dei percorsi; grazie alla mediazione tra componenti edilizie e momenti spaziali diversi, che le piazzette svolgono. Buone qualità sono leggibili nello spazio antistante la chiesa, compreso nella divaricazione stradale, intimo ed estraniato dai percorsi e, allo stesso tempo, principale collegamento tra essi. Interessante anche l'incontro, in corrispondenza di uno slargo stradale con un monumento, tra sviluppo ottocentesco a ville, a disposizione ariosa, e edificazione del nucleo principale.

La leggibilità delle fasi di sviluppo riconoscibili nelle diverse parti conferiscono ottime qualità storico architettoniche a questo villaggio: la parte centrale del nucleo primario configuratasi in età medioevale, e le parti marginali, soprattutto del XVIII secolo, e il quartiere di ville del XIX secolo. Sono numerosi i singoli edifici con grande valore architettonico quali la chiesa barocca, alcune dimore signorili della fine del secolo XVIII, la Villa Morgana e, in particolare, la Villa Vela oggi Museo, del secolo XIX.

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Weitere Informationen

Typ: PDF
31.10.2011 | 212 kb | PDF
I numeri che compaiono nel testo descrittivo, per es. (> 1), rimandano a elementi nel Piano. Questo rappresenta l'interpretazione dell'insediamento dal punto di vista specifico dell'ISOS.

Le foto sono degli anni 1977, 1986, 1987 e 1996.
Typ: PDF
15.03.2010 | 228 kb | PDF


http://www.bak.admin.ch/isos/03199/03246/03274/index.html?lang=de